Perché d’inverno fa freddo nelle case della Costa del Sol?

Grafico della temperatura stimata della faccia interna del vetro: vetro singolo 10,7 °C, doppio 4-6-4 14,6 °C, camera da 16 mm 15,6 °C, basso emissivo 17,9 °C

È una delle sorprese più frequenti per chi si trasferisce sulla Costa del Sol dopo aver vissuto in un Paese più freddo. Si arriva con l’idea che nel sud della Spagna il tempo sia bello tutto l’anno, e il primo inverno porta una contraddizione difficile da capire: fuori, un mezzogiorno di gennaio in pieno sole; dentro, una casa in cui servono maglione, coperta e calzettoni. Non è raro sentire qualcuno dire che nel proprio Paese soffriva meno il freddo in casa che qui.

Non è un’impressione né un’esagerazione. Questo freddo ha cause fisiche concrete, quasi tutte misurabili, e capirle è il primo passo per risolverlo senza spendere denaro dove non serve.

La risposta breve: molte abitazioni della costa sono state costruite pensando al caldo dell’estate, non al freddo dell’inverno. Hanno muri pesanti non isolati che impiegano molto a scaldarsi, pavimenti in ceramica o in pietra che sottraggono calore al contatto, fessure da cui entra aria e, molto spesso, finestre con vetro singolo o telai in alluminio senza taglio termico, che diventano la superficie più fredda della stanza. Inoltre, il riscaldamento centralizzato al sud non è mai stato la regola. Il termometro esterno segna temperature miti, ma la casa non è predisposta per trattenere il calore prodotto all’interno.

Da qui in poi, i dettagli: perché succede ciascuna di queste cose, cosa prevede la normativa per Malaga e quali misure aiutano davvero, in ordine di efficacia.

Case pensate per l’estate

Per capire il freddo di gennaio bisogna partire da agosto. Secondo i valori climatologici normali di AEMET per l’osservatorio di Malaga Aeroporto (periodo 1981-2010), la temperatura media di gennaio è di 12,1 °C, con una minima media di 7,4 °C e una massima media di 16,8 °C. Sono valori miti, ed è proprio per questo che per decenni lo sforzo costruttivo si è concentrato sul proteggersi dal sole, non sul trattenere il calore.

Inerzia termica: l’alleata di agosto che a gennaio gioca contro

Le case tradizionali del sud venivano costruite con materiali pesanti: muri spessi in mattoni, pietra o blocchi, solai in calcestruzzo e pavimenti in ceramica o marmo. Questi materiali hanno un’elevata inerzia termica: accumulano una grande quantità di calore e impiegano molto tempo a cambiare temperatura.

In estate è un chiaro vantaggio. La massa della casa assorbe lentamente il calore del giorno e mantiene l’interno più fresco dell’esterno nelle ore centrali.

In inverno lo stesso meccanismo funziona al contrario. Dopo diverse notti fresche, tutta quella massa si raffredda e resta fredda. Accendendo un radiatore o una pompa di calore, l’aria si scalda in poco tempo, ma pareti, soffitti e pavimenti restano freddi per ore, o per giorni. L’aria può essere a 20 °C e la sensazione resta comunque di freddo, perché il corpo cede calore per irraggiamento verso tutte quelle superfici. Se poi il riscaldamento viene acceso solo per un po’ la sera, la massa non arriva mai a scaldarsi del tutto.

C’è un’altra sfumatura: a mezzogiorno di una giornata di sole si può stare meglio fuori che dentro. La strada riceve il sole diretto; un’abitazione esposta a nord, o con le tapparelle abbassate per abitudine, resta alla temperatura della sua massa fredda.

Perché il riscaldamento centralizzato al sud non è mai stato la norma

Nel nord Europa il riscaldamento centralizzato fa parte dell’abitazione fin dalla progettazione: la stagione fredda è lunga e non ci sono alternative. Sulla costa di Malaga, con inverni brevi e temperature medie miti, la logica è stata diversa. Per molto tempo costruttori e acquirenti hanno dato priorità a ciò che si nota quando si vende una casa al sud: terrazze, vista, fresco d’estate e, più tardi, aria condizionata. Un impianto di riscaldamento per poche settimane all’anno non era considerato una priorità.

Il risultato è un patrimonio edilizio in cui sono comuni i sistemi puntuali (radiatori elettrici, stufe, split con pompa di calore) che scaldano una stanza per qualche ora, ma non mantengono l’intera casa a una temperatura stabile. In un’abitazione con molta massa e poco isolamento, questo modo di riscaldare è il meno efficace possibile.

Cosa richiedevano (e cosa no) le norme edilizie

La normativa spiega buona parte del problema:

  • Prima del 1979 in Spagna non esisteva alcuna norma obbligatoria sull’isolamento termico. La prima fu la NBE-CT-79, approvata con il Real Decreto 2429/1979. Qualsiasi abitazione progettata prima è stata costruita senza requisiti termici.
  • La prima versione del Código Técnico de la Edificación (CTE), del 2006, era ancora molto permissiva nella zona climatica di Malaga. Nella sua tabella 2.1, la trasmittanza termica massima ammessa nella zona A per «vetri e telai» era di 5,70 W/(m²·K), e quella dei muri di facciata di 1,22 W/(m²·K). Questo valore di 5,70 coincide con quello di una finestra in alluminio senza taglio termico con vetro singolo, secondo la guida tecnica dell’IDAE che citiamo più avanti. Altri requisiti dello stesso documento potevano risultare più severi a seconda della proporzione di vani di ciascuna facciata, ma quello era il tetto massimo per qualsiasi finestra.
  • Oggi i requisiti sono molto più elevati. Il DB-HE vigente (versione consolidata con il Real Decreto 450/2022) limita la trasmittanza dei vani nella zona A a 2,70 W/(m²·K) e quella di muri e pavimenti a contatto con l’aria esterna a 0,70 W/(m²·K).

In altre parole: una casa sulla costa progettata prima del 1979 non ha dovuto rispettare alcun requisito di isolamento, e una progettata con la prima versione del CTE poteva avere finestre che oggi non rispetterebbero nemmeno lontanamente il limite vigente.

La zona climatica A3: cosa richiede il Código Técnico a Malaga

Il CTE suddivide il territorio in zone climatiche identificate da una lettera e un numero. La lettera indica la rigidità dell’inverno (da α, la più mite, a E, la più fredda); il numero, quella dell’estate (da 1 a 4). Secondo la tabella a-Anejo B del DB-HE, la zona dipende dalla provincia e dall’altitudine: nella provincia di Malaga, le località situate a quota più bassa, come quelle del litorale, rientrano nella zona A3, e man mano che si sale verso l’interno la zona passa a B3, C3 e D3.

Schema della zona climatica del CTE: la lettera indica la rigidità dell’inverno e il numero quella dell’estate; a Malaga la zona passa da A3 a D3 con l’altitudine
Schema: elaborazione propria su dati del CTE (DB-HE, allegato B).

A3 significa quindi inverno mite ed estate calda. Questi sono i valori limite di trasmittanza termica fissati dal DB-HE vigente (tabella 3.1.1.a-HE1) per la zona A:

Elemento dell’involucroTrasmittanza massima (Ulim) in zona A
Muri e pavimenti a contatto con l’aria esterna0,70 W/(m²·K)
Coperture a contatto con l’aria esterna0,50 W/(m²·K)
Vani (telaio, vetro ed eventuale cassonetto della tapparella)2,70 W/(m²·K)

Inoltre, la tabella 3.1.3.a-HE1 limita la permeabilità all’aria delle finestre nella zona A a 27 m³/h·m² misurati a 100 Pa, il che corrisponde alla classe 2 della norma UNE-EN 12207.

Cosa significa in pratica:

  • Sono requisiti minimi, non obiettivi. Una finestra da 2,70 W/(m²·K) è a norma, ma resta nettamente più fredda di una parete ben isolata. La tabella stessa lo rispecchia: il limite per i vani è quasi quattro volte più alto di quello per i muri.
  • Nelle ristrutturazioni il limite si applica a ciò che viene sostituito. Il DB-HE stabilisce che, in una ristrutturazione, i valori della tabella si applicano agli elementi che vengono sostituiti, aggiunti o modificati in modo sostanziale. Se si cambiano le finestre, quelle nuove devono rispettare i 2,70 W/(m²·K).
  • I limiti non garantiscono il comfort in una casa datata. Riguardano solo ciò che si costruisce o si rinnova. Un’abitazione degli anni Settanta o Ottanta non ristrutturata può avere muri, coperture e finestre con valori ben al di sopra di questi.

I requisiti di marcatura CE, trasmittanza Uw e documentazione tecnica per i progetti professionali sono riassunti nella pagina Per architetti e sviluppatori immobiliari.

Finestre e ponti termici: perché la finestra è il punto più freddo

Nella maggior parte delle case della costa, la finestra è l’elemento dell’involucro che isola peggio per metro quadrato. Non è l’unica origine del freddo, ma è il punto in cui si concentra: per la sua bassa resistenza termica, per giunti e fessure e per i raccordi con il muro. Per questo merita un’analisi più dettagliata.

Che cos’è un ponte termico

Un ponte termico è una zona dell’involucro attraverso cui il calore fugge molto più facilmente che dal resto: un materiale conduttivo che attraversa l’isolamento, un raccordo mal risolto tra due elementi o un cambio di geometria. In una casa, i più tipici si trovano sui frontalini dei solai, sui pilastri di facciata, negli angoli e, soprattutto, intorno e attraverso le finestre.

Un ponte termico ha due conseguenze: la casa disperde più calore e, in quella zona, la superficie interna è più fredda che altrove. Questa seconda conseguenza è quella che si percepisce al tatto, che crea la sensazione di spiffero e che provoca condensa.

Il telaio: alluminio, alluminio a taglio termico e PVC

Il materiale del telaio conta perché la sua conducibilità termica è molto diversa. Secondo il Catálogo de Elementos Constructivos del CTE, le leghe di alluminio hanno una conducibilità di 160 W/(m·K) e il PVC di 0,17 W/(m·K): l’alluminio conduce il calore quasi mille volte meglio.

Per questo un telaio in alluminio pieno, senza interruzione tra la faccia esterna e quella interna, è un ponte termico da manuale: il freddo esterno arriva quasi senza perdite alla faccia interna del profilo. La guida tecnica dell’IDAE sulle vetrate assume per questi telai metallici una trasmittanza di riferimento di 5,7 W/(m²·K).

Il taglio termico (RPT) interrompe questa continuità. Consiste nel separare la parte esterna del profilo da quella interna mediante listelli di un materiale poco conduttivo, di solito poliammide rinforzata con fibra di vetro (0,30 W/(m·K) secondo lo stesso Catálogo del CTE). L’alluminio smette così di essere una via diretta per il calore. Secondo la guida dell’IDAE, un telaio metallico con taglio termico si colloca tra 4 e 2,5 W/(m²·K), a seconda della larghezza di questa separazione, e i profili in PVC tra 2,2 e 1,0 W/(m²·K), a seconda del numero di camere.

Il confronto dettagliato tra alluminio a taglio termico e PVC sulla costa, compresa la dilatazione al sole e la corrosione vicino al mare, si trova nel nostro articolo Alluminio o PVC sulla costa. Per il tema di questo articolo basta un concetto: un alluminio senza taglio termico è freddo d’inverno; un alluminio a taglio termico o un PVC di qualità no.

Sezione di un profilo in alluminio senza taglio termico e di uno con listelli in poliammide, con il passaggio del calore
Schema: elaborazione propria su dati del Catálogo de Elementos Constructivos del CTE e dell’IDAE.

Il vetro: singolo, doppio e basso emissivo

Il vetro occupa la maggior parte della superficie di una finestra, quindi il suo ruolo è ancora più importante di quello del telaio. Questi sono i valori di riferimento della guida dell’IDAE:

  • Vetro singolo (monolitico): intorno a 5,7 W/(m²·K), praticamente indipendentemente dallo spessore. Un vetro da 4 mm e uno da 8 mm isolano quasi allo stesso modo.
  • Vetrocamera doppia o unità vetrata isolante (UVA): due vetri separati da un’intercapedine di aria secca e sigillata. L’aria ferma conduce molto male il calore, e la trasmittanza scende a 3,3 W/(m²·K) nella composizione più semplice (4-6-4, cioè vetro da 4 mm, intercapedine da 6 mm e vetro da 4 mm) e a circa 2,7 W/(m²·K) con un’intercapedine da 16 mm. Allargare l’intercapedine migliora il risultato fino a circa 17 mm; oltre, l’aria inizia a muoversi all’interno e il miglioramento scompare.
  • Vetrocamera doppia con vetro basso emissivo: uno dei vetri ha uno strato di ossidi metallici di spessore nanometrico che riflette verso l’interno buona parte del calore radiante della stanza. Con un’intercapedine da 16 mm, la trasmittanza scende a 1,3 W/(m²·K). È un salto che non si ottiene semplicemente allargando l’intercapedine.

In sintesi: passare dal vetro singolo a una vetrocamera doppia basso emissiva riduce la trasmittanza del vetro a meno di un quarto.

Sezione di vetro singolo, vetrocamera doppia e doppia basso emissiva con la relativa trasmittanza
Schema: elaborazione propria su dati dell’IDAE.

Tabella comparativa: la finestra completa

Telaio e vetro lavorano insieme. La guida dell’IDAE calcola la trasmittanza della finestra completa per una finestra tipo da 1,2 × 1,2 m, con il 30 % di telaio e il 70 % di vetro:

CombinazioneTrasmittanza della finestra (W/m²·K)Rispetta il limite della zona A (2,70)?
Alluminio senza taglio termico + vetro singolo5,7No
Alluminio senza taglio termico + doppio 4-16-43,8No
Alluminio senza taglio termico + doppio 4-16-4 basso emissivo2,7Esattamente al limite
Alluminio a taglio termico + doppio 4-16-43,1No
Alluminio a taglio termico + doppio 4-16-4 basso emissivo2,1Sì
PVC (5 camere) + vetro singolo4,4No
PVC (5 camere) + doppio 4-16-4 basso emissivo1,5Sì

Valori della guida dell’IDAE per un telaio a taglio termico da 12 mm o più (3,0 W/m²·K) e un telaio in PVC a 5 camere (1,3 W/m²·K). I sistemi attuali di fascia alta possono migliorare questi valori.

La tabella offre due conclusioni utili. La prima: cambiare solo il vetro su un telaio in alluminio senza taglio termico ha un limite evidente; anche con la migliore vetrocamera doppia della tabella, la finestra resta al limite di legge e il telaio continua a essere una fascia fredda. La seconda: nemmeno un buon telaio con vetro singolo risolve il problema, perché la maggior parte della superficie resta vetro freddo.

Quanto si raffredda la superficie del vetro

La trasmittanza è un numero astratto; la temperatura della superficie interna no. È ciò che si percepisce avvicinando la mano al vetro o sedendosi accanto.

Con un calcolo semplificato, in regime stazionario e con la resistenza superficiale interna di 0,13 m²·K/W indicata dal documento di supporto DA DB-HE/1 per le chiusure verticali, si può stimare la temperatura della faccia interna del vetro. Ipotizziamo 20 °C all’interno e 7,4 °C all’esterno, che è la temperatura minima media di gennaio a Malaga Aeroporto secondo AEMET:

Tipo di vetroTrasmittanza (W/m²·K)Temperatura stimata della faccia interna
Vetro singolo5,7≈ 10,7 °C
Doppio 4-6-43,3≈ 14,6 °C
Doppio con intercapedine da 16 mm2,7≈ 15,6 °C
Doppio basso emissivo con intercapedine da 16 mm1,3≈ 17,9 °C

Stima propria a partire dai valori di trasmittanza dell’IDAE. È un calcolo al centro del vetro; sui bordi e sui telai metallici senza taglio termico la superficie è ancora più fredda.

Grafico della temperatura stimata della faccia interna del vetro: vetro singolo 10,7 °C, doppio 4-6-4 14,6 °C, camera da 16 mm 15,6 °C, basso emissivo 17,9 °C
Schema: elaborazione propria su dati dell’IDAE, di AEMET e del CTE (DA DB-HE/1).

Un telaio in alluminio senza taglio termico, con una trasmittanza di riferimento di 5,7 W/(m²·K), si ferma intorno agli stessi 10,7 °C del vetro singolo.

Perché una superficie a 11 °C si percepisce anche se l’aria è a 20 °C. Il corpo non scambia calore solo con l’aria, ma anche, per irraggiamento, con tutte le superfici che lo circondano. Per questo nel comfort termico si parla di temperatura operativa. Secondo la Nota Técnica de Prevención 501 dell’INSST, quando l’aria si muove poco (meno di 0,2 m/s), questa temperatura può essere calcolata con sufficiente approssimazione come media tra la temperatura dell’aria e la temperatura media radiante delle superfici. Una grande vetrata con vetro singolo a 11 °C abbassa questa media: il termostato segna 20 °C, ma chi è seduto a un metro dal vetro percepisce molto meno.

A questo si aggiunge un effetto che molti scambiano per uno spiffero: l’aria che tocca il vetro freddo si raffredda, diventa più densa e scende verso il pavimento, formando una corrente discendente che si distribuisce nella stanza all’altezza dei piedi. Anche con la finestra ben chiusa e senza la minima fessura, sembra che «entri aria».

Condensa e muffa: l’altra faccia di una superficie fredda

Quando l’aria umida di una stanza tocca una superficie che si trova al di sotto del suo punto di rugiada, il vapore condensa. La guida dell’IDAE lo dice esplicitamente descrivendo le finestre con vetro singolo: nelle ore più fredde è normale che si formi condensa sul vetro.

Con la formula della pressione di saturazione del documento di supporto DA DB-HE/2 del CTE, il calcolo è semplice: con aria interna a 20 °C e umidità relativa del 60 %, il punto di rugiada è di circa 12,0 °C. Un vetro singolo a circa 10,7 °C resta al di sotto: gocciola. Una vetrocamera doppia basso emissiva a circa 17,9 °C no.

Per la muffa non è necessario arrivare a vedere le gocce. Il DA DB-HE/2 fissa un criterio semplificato per limitare le condense superficiali: l’umidità relativa media mensile sulla superficie non deve superare l’80 %. Con le stesse condizioni interne, ciò avviene su qualsiasi superficie al di sotto di circa 15,4 °C. In altre parole, telai in alluminio senza taglio termico, vetri singoli, spallette fredde e angoli mal isolati sono candidati naturali alle macchie nere, anche se l’acqua non si vede mai.

Schema del punto di rugiada (12,0 °C) e della soglia di muffa (15,4 °C) rispetto alla temperatura di ciascun tipo di vetro, con aria a 20 °C e umidità del 60 %
Schema: elaborazione propria su dati del CTE (DA DB-HE/1 e DA DB-HE/2), dell’IDAE e di AEMET.

Cassonetti delle tapparelle, controtelai e raccordi con il muro

Una finestra non finisce al telaio. Anche ciò che la circonda conta, e nelle case della costa ci sono tre punti ricorrenti:

  • Il cassonetto della tapparella. È una scatola cava posta sopra la finestra, spesso con un coperchio sottile in legno o PVC e senza isolamento. È al tempo stesso un ponte termico e una via d’ingresso dell’aria. Il DB-HE ne tiene conto includendo il cassonetto della tapparella sia nella trasmittanza del vano sia nella sua permeabilità all’aria.
  • Il controtelaio metallico e il giunto perimetrale. Se il collegamento tra finestra e muratura è stato riempito senza cura, o se la schiuma e le sigillature si sono degradate, resta un perimetro da cui entra aria e si disperde calore.
  • Spallette, davanzale e architrave. Se il muro non è isolato, o se l’isolamento si interrompe in corrispondenza del vano, il contorno della finestra è più freddo del resto della parete. È lì che di solito compare per prima la muffa.

Per questo sostituire una finestra con un’altra eccellente senza risolvere il cassonetto, i giunti e il raccordo con il muro lascia una parte del problema dov’è.

Altri fattori che contano

Le finestre concentrano il freddo, ma non spiegano tutto. In molte case il resto dell’involucro pesa altrettanto o di più, soprattutto quando la superficie vetrata è ridotta.

Muri non isolati

Un’abitazione costruita senza requisiti termici può avere muri in mattoni o blocchi con un’intercapedine d’aria vuota, o del tutto privi di intercapedine. Un muro di questo tipo disperde molto più calore per metro quadrato di uno isolato e, soprattutto, ha la faccia interna più fredda. In una casa d’angolo, in un attico o in un’abitazione indipendente con quattro facciate e copertura, la superficie di muri e soffitti esposta all’esterno è enorme, e il suo effetto complessivo può superare quello delle finestre.

La copertura merita una menzione a parte. In un’abitazione unifamiliare o all’ultimo piano, un soffitto non isolato è una grande superficie fredda sopra la testa per tutta la notte.

Pavimenti in ceramica, marmo e pietra

I pavimenti della costa sono un altro fattore che chi arriva da un Paese con parquet o moquette nota subito. La differenza sta nella conducibilità termica dei materiali. Secondo il Catálogo de Elementos Constructivos del CTE:

Materiale del pavimentoConducibilità termica (W/m·K)
Marmo3,50
Piastrella ceramica1,00
Legno di latifoglia di peso medio0,18
Moquette o rivestimento tessile0,06

Più un materiale è conduttivo, più rapidamente sottrae calore alla pelle. Per questo, a parità di temperatura, il marmo «si sente» molto più freddo del legno. La NTP 501 dell’INSST lo rispecchia nei suoi intervalli di temperatura del pavimento raccomandati per persone a piedi nudi: per il marmo, tra 28 e 29,5 °C; per il legno di pino, tra 22,5 e 28 °C; e per i tessili, tra 21 e 28 °C. Un pavimento in marmo a 18 °C, cosa del tutto normale a un piano terra a gennaio, è molto lontano dal suo intervallo di comfort.

Se l’abitazione è al piano terra su un solaio non isolato, o direttamente sul terreno, il pavimento disperde calore anche verso il basso.

Spifferi: porte, cassonetti delle tapparelle e fessure

Una casa con fessure perde l’aria calda e la sostituisce con aria esterna fredda. I punti tipici sono i già citati cassonetti delle tapparelle, i vecchi scorrevoli con spazzolini consumati, le porte d’ingresso e quelle verso il terrazzo senza guarnizioni, i passaggi degli impianti e i camini privi di chiusura.

Oltre alla dispersione di calore, c’è la sensazione: uno spiffero sulla nuca o sulle caviglie genera disagio anche quando la temperatura media è ragionevole.

L’umidità invernale della costa

Secondo AEMET, l’umidità relativa media a Malaga Aeroporto è del 72 % a dicembre, del 69 % a gennaio e del 68 % a febbraio (normali 1981-2010). Vicino al mare l’aria invernale è umida, e in casa si aggiunge il vapore prodotto da doccia, cucina, respirazione e bucato steso all’interno.

L’umidità non raffredda l’aria di per sé, ma incide sul freddo della casa in due modi:

  • I materiali umidi isolano peggio. La conducibilità dei materiali da costruzione aumenta con il loro contenuto di umidità; per questo il Catálogo de Elementos Constructivos del CTE applica ai propri valori di progetto fattori di correzione per l’umidità. Un muro o un rivestimento che resta umido disperde più calore.
  • Con più umidità, le superfici fredde condensano prima. Come abbiamo visto, più vapore contiene l’aria, più alto è il suo punto di rugiada e più superfici della casa si trovano al di sotto. Pareti fredde e umide, tessuti che non finiscono mai di asciugarsi e odore di umido fanno parte della sensazione di «freddo umido» che tanti descrivono sulla costa.

Cosa aiuta davvero, in ordine di efficacia

Non esiste una soluzione unica, e l’ordine corretto dipende da ciascuna casa: un appartamento degli anni Settanta con finestre in alluminio e vetro singolo non è la stessa cosa di una villa recente con buone finestre e un pavimento in marmo sopra un garage. Questa sequenza serve come guida generale, dalle misure che di solito offrono più comfort in rapporto al costo e alla complessità a quelle che dipendono maggiormente dal singolo caso.

1. Fare una diagnosi prima di spendere

Prima di decidere qualsiasi cosa, è opportuno sapere da dove arriva il freddo. Un controllo con termocamera in una giornata fredda, con il riscaldamento in funzione, mostra in pochi minuti i telai freddi, i cassonetti delle tapparelle, i ponti termici di solai e pilastri e le zone di infiltrazione. Senza queste informazioni è facile investire nella misura sbagliata.

2. Sigillare le infiltrazioni

È la misura con il miglior rapporto tra costo ed effetto quando ci sono fessure evidenti: guarnizioni su porte e finestre a battente, sostituzione degli spazzolini consumati negli scorrevoli, sigillatura del perimetro tra telaio e muratura, chiusura dei passaggi degli impianti e dei camini inutilizzati. I cassonetti delle tapparelle possono essere isolati e sigillati dall’interno, con coperchi ispezionabili isolati e guarnizioni.

Una precisazione importante: sigillare non significa smettere di arieggiare. Una casa a tenuta ha bisogno di ricambiare l’aria per eliminare l’umidità; altrimenti aumenta il rischio di condensa. Arieggiare intensamente per qualche minuto è più efficace che lasciare una finestra socchiusa per ore.

3. Migliorare o sostituire le finestre quando sono il punto debole

Se l’abitazione ha vetro singolo, alluminio senza taglio termico o vecchi scorrevoli con giochi, le finestre sono di solito l’intervento con il maggiore impatto sul comfort: la temperatura delle superfici sale, la corrente discendente e la condensa scompaiono e le infiltrazioni si riducono.

Perché funzioni, la sostituzione deve comprendere:

  • un telaio con buone prestazioni termiche (alluminio a taglio termico o PVC);
  • vetrocamera doppia con vetro basso emissivo;
  • una buona classe di permeabilità all’aria secondo la UNE-EN 12207;
  • la soluzione del cassonetto della tapparella e del raccordo con il muro, non solo il cambio dell’anta.

Se le finestre hanno già il doppio vetro con telaio isolante e la casa resta fredda, il problema è altrove, e cambiare di nuovo le finestre non lo risolverà.

4. Isolare muri e copertura

È la misura di maggiore portata e, in genere, quella più costosa e complessa. Una facciata può essere isolata dall’esterno (il sistema più efficace contro i ponti termici, ma incide sull’estetica dell’edificio e, nei condomini, richiede l’accordo dei condòmini), iniettando isolante nell’intercapedine d’aria, se presente, oppure dall’interno, con contropareti che riducono un po’ la superficie utile. Nelle abitazioni unifamiliari e negli attici, isolare la copertura è di solito prioritario, perché è una delle superfici più esposte.

Isolare ha un effetto aggiuntivo in una casa con molta massa: una volta calda, quella massa aiuta a mantenere una temperatura stabile, invece di lavorare contro.

5. Pavimenti: tappeti e isolamento

Su un pavimento in marmo o ceramica, un tappeto spesso cambia completamente la sensazione nella zona giorno e in camera da letto: basta confrontare la conducibilità del marmo con quella di un tessile nella tabella precedente. In una ristrutturazione al piano terra, isolare sotto la pavimentazione o sopra il solaio del garage o della cantina risolve il problema alla radice.

6. Tessuti e tapparelle: se usati bene, aiutano

Tende spesse e ampie, chiuse al calar della sera, creano un cuscino d’aria davanti al vetro e riducono l’effetto radiante di una finestra fredda. Di giorno, il contrario: con il sole, tapparelle e tende aperte sulle facciate esposte a sud e a ovest, perché il sole invernale scaldi pavimenti e pareti. È una misura a costo zero, anche se non sostituisce una finestra in buono stato.

7. Un riscaldamento adatto a una casa con molta massa

In un’abitazione con molta inerzia, riscaldare a intermittenza per poche ore è poco efficace: l’energia se ne va nello scaldare l’aria, che si raffredda subito a contatto con pareti e pavimenti freddi. Funziona meglio un esercizio più continuo a temperatura moderata, che permetta alla massa di intiepidirsi. Se la casa ha un condizionatore con pompa di calore, usarlo in modalità riscaldamento è di solito un’opzione più efficiente dei radiatori elettrici a resistenza. In una ristrutturazione completa, il riscaldamento a pavimento si abbina particolarmente bene alle pavimentazioni in ceramica o in pietra.

8. Controllare l’umidità

Arieggiare dopo la doccia e dopo aver cucinato, usare la cappa aspirante, evitare di stendere il bucato in casa e, nelle abitazioni particolarmente umide, ricorrere a un deumidificatore. Un’aria interna più secca condensa meno sulle superfici fredde e riduce il rischio di muffa.

Domande frequenti

Perché una casa a Malaga può essere più fredda all’interno che all’esterno?

Perché la sua massa di muri, solai e pavimenti si è raffreddata nel corso di notti successive e impiega molto tempo a recuperare temperatura. A mezzogiorno la strada riceve il sole diretto, mentre l’interno resta alla temperatura di quella massa fredda. Se la casa non ha isolamento né riscaldamento continuo, questa differenza può mantenersi per tutto l’inverno.

È normale che d’inverno sulla costa le finestre abbiano condensa?

Con finestre a vetro singolo o telai in alluminio senza taglio termico, sì, è frequente. Con aria interna a 20 °C e umidità relativa del 60 %, il punto di rugiada si aggira intorno ai 12 °C, e un vetro singolo può scendere al di sotto in una normale notte di gennaio. Con una vetrocamera doppia basso emissiva, la superficie interna del vetro resta al di sopra di quel punto e la condensa scompare, salvo in situazioni di umidità molto elevata.

Basta cambiare il vetro e mantenere il vecchio telaio in alluminio?

La situazione migliora, ma con un limite. Secondo la guida tecnica dell’IDAE, una finestra in alluminio senza taglio termico con la migliore vetrocamera doppia basso emissiva della sua tabella si ferma a 2,7 W/(m²·K), esattamente al limite del Código Técnico per la zona A, e il telaio resta una fascia fredda a rischio di condensa. Inoltre, i telai datati non sempre accolgono lo spessore di una vetrocamera doppia.

Quale trasmittanza devono avere le finestre a Malaga secondo il Código Técnico?

Nella zona climatica A, che comprende il litorale di Malaga, il DB-HE vigente fissa un massimo di 2,70 W/(m²·K) per l’insieme del vano (telaio, vetro ed eventuale cassonetto della tapparella) e una permeabilità all’aria massima di 27 m³/h·m², equivalente alla classe 2 della UNE-EN 12207. Nelle ristrutturazioni, questi valori si applicano alle finestre che vengono sostituite.

Le finestre in alluminio sono fredde?

Dipende dal fatto che abbiano o meno il taglio termico. Un telaio in alluminio senza taglio termico ha una trasmittanza di riferimento di 5,7 W/(m²·K) secondo l’IDAE, pari a quella di un vetro singolo, e la sua faccia interna si raffredda molto. Con il taglio termico, lo stesso tipo di telaio scende a valori compresi tra 4 e 2,5 W/(m²·K) a seconda della larghezza della separazione, e i sistemi attuali di fascia alta possono migliorare questi valori.

Vale la pena isolare le pareti in un clima così mite?

In molte case, sì. La mitezza del clima riduce la quantità di energia necessaria, ma non cambia la fisica: un muro non isolato ha la faccia interna fredda, e quella superficie fredda abbassa la temperatura percepita e favorisce la condensa. L’isolamento aiuta anche in estate, perché riduce l’ingresso di calore. Se convenga rispetto ad altre misure dipende da ciascuna abitazione, ed è per questo che è opportuno fare prima una diagnosi.

Perché il pavimento in marmo sembra così freddo anche se la casa è a 20 °C?

Perché il marmo conduce molto bene il calore: secondo il Catálogo de Elementos Constructivos del CTE, la sua conducibilità è di 3,50 W/(m·K), contro 0,18 di un legno di latifoglia di peso medio. Quando lo si calpesta, sottrae calore al piede molto più rapidamente. La NTP 501 dell’INSST colloca la temperatura del pavimento raccomandata per il marmo, per persone a piedi nudi, tra 28 e 29,5 °C, ben al di sopra di quella di un pavimento non riscaldato in inverno.

Il riscaldamento risolve il problema da solo?

Solo in parte. In una casa senza isolamento, con finestre fredde e infiltrazioni, il riscaldamento scalda l’aria, ma le superfici restano fredde e il calore si disperde rapidamente. Il risultato è un consumo elevato per un comfort limitato. Il riscaldamento rende davvero quando l’involucro, cioè finestre, muri, copertura e pavimenti, è in grado di trattenere il calore che produce.

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